Graham H. Jackson è un ricercatore canadese che ha svolto studi seri sul rapporto tra musica, fisica e spiritualità, seguendo le teorie di Rudoph Steiner, fondatore dell'antroposofia. Presentiamo qui un estratto dal suo libro inedito in Italia, il cui titolo, tradotto, è "Le basi spirituali dell'armonia musicale". Assertore di interessanti e originali teorie sulla serie degli armonici inferiori, e sulla filosofia dell'armonia, Jackson si richiama esplicitamente nel suo libro alla tradizione che rimonta agli antichi greci, per poi svilupparsi attraverso il Medioevo e poi i tempi moderni. Nei prossimi post prenderemo in esame altre parti di questo interessante testo.
Graham H. Jackson – The spiritual basis of musical harmony
Sintesi del Capitolo 19 – La Soluzione e Bach
Abbiamo notato come la musica polifonica del XV e XVI secolo, che usava ancor spesso i modi – sebbene armonizzandoli in triadi – scorreva nel flusso temporale. Era musica meditativa; in una Messa di Palestrina, Victoria o Lasso, l’ascoltatore non doveva abbandonare il proprio interiore mondo di contemplazione, sebbene comunque essa si trovava un po’ più vicina al mondo esterno rispetto all’organum bidimensionale di alcuni secoli addietro.
Nel significativo anno 1594, comunque, morirono sia Palestrina che Lasso, e l’opera di Peri Daphne veniva eseguita. Quest’opera fu la prima di molte che portarono di nuovo la linea del ‘solo’ in evidenza. Le emozioni dirette, riversatesi per mezzo di una voce, venivano colte ed espresse uniformemente nelle armonie drammatiche, talvolta sconvolgenti che le supportavano. Gli accordi erano usati per il gusto di farlo, a causa della loro abilità di cogliere le emozioni, e così siamo passati da un mondo senza tempo al drammatico mondo del palcoscenico.
L’accompagnamento del basso continuo si dimostrò la tecnica ideale per queste arie e recitativi, e incidentalmente enfatizzò la costruzione a partire dal basso.
Con Bach, gli esitanti passi della nuova tecnica divennero una sicura e certa falcata, letteralmente. Egli scrisse ancora fughe – fra le più grandi in assoluto – ma queste differivano dalle precedenti specialmente nel modo in cui Bach usava l’armonia per costruire enormi strutture architettoniche. L’aspetto armonico, spaziale, stava venendo fuori sempre di più, anche se ciò avveniva più facilmente nel corale.
Qui la corrente unificata si era separata in tre componenti. Sulla sommità c’è la melodia, la parte di cui possiamo più facilmente essere consci. Questa si muove in modo posato come la nostra testa, ed è il contorno visibile e la caratteristica più tipica della musica.
Nella parte inferiore c’è la nuova linea del basso – una caratteristica non presente nella musica precedente, che si muove a grandi passi come le nostre gambe, che sono espressione della nostra volontà. E tra loro vi è l’armonia, come il tronco, che connette tenendoli separati il capo e gli arti, ed esprime le nostre attitudini e desideri.
J.S. Bach solleva il suo corpo fisico e cammina con esso.


